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ALTRA
IMPRESA STORICA
UNA
GONDOLA PER LA
VITA DA
POLA A VENEZIA
14-27
ottobre 2004
Dal
Giornale di Vicenza del 28 ottobre 2004
Quella gondola per la vita In 9 giorni
dall’Istria a Venezia, un atto d’amore per chi soffre
La nave scuola della Marina militare “Amerigo Vespucci”
ormeggiata a Venezia ha accolto i gondolieri Vittorio
Orio e Enzo Lizka: una traversata nel nome della ricerca
scientifica a fianco della “Baschirotto”, l’associazione
vicentina da anni in prima linea per sconfiggere le malattie
rare
di Stefano Girlanda
inviato a Venezia
«Onori a dritta, gente in coperta sull’attenti!».
Ci sono mille e mille riflessi di sole sull’acqua del
bacino di San Marco che a mezzogiorno accompagnano
la sagoma di quei due gondolieri mentre sfilano a cinquanta
metri dalla fiancata dell’Amerigo Vespucci. C’è un
vento che soffia a quindici nodi accarezzando il fasciame
in lamiera chiodato alle costole del leggendario veliero
della Marina, il teak dei ponti, i tre alberi, il bompresso,
le vele quadre e i fiocchi di canapa. Ci sono onde
dispettose ma sono niente rispetto a quelle forza 4
che quei due intrepidi si sono trovati a dover addomesticare
qualche ora prima, al momento di affrontare l’ultima
tappa di un viaggio che simboleggia la forza e la speranza.
Ma ci sono soprattutto loro, i coniugi Baschirotto
che attendono emozionati l’approdo della gondola di
Vittorio
Orio e del suo amico aiutante Enzo Lizka per abbracciarli
come si abbraccerebbe un figlio: il loro figlio Mauro
che non c’è più, rapito in giovanissima
età da una rara sindrome autoimmunitaria, una
malattia, una sofferenza, un’esistenza che si sono poi
tradotte in impegno scientifico, passione, fatica, ricerca:
quella in nome della quale è nato a Costozza di
Longare il “Bird-Mauro Baschirotto Institute for Rare
Diseases”, quella in nome e testimonianza della quale
quei due generosi, umili italiani alzano i remi in segno
di saluto e toccano Riva dei 7 Martiri accolti da applausi
e qualche lacrima.
Eccoli qui dopo l’impresa, un’altra perla da aggiungere
ai mille chilometri fluviali Basilea-Amsterdam, alla
traversata della Manica, a quella dello Stretto di Messina.
Eccoli qui dopo nove giorni per mare, una piccola bussola
e un grande cuore per rendere meno ostiche 100 miglia,
meno insidiosa la nebbia, meno paurose onde e correnti.
Sono partiti da Pola, Istria, hanno fatto tappa nelle
cittadine che una volta sorridevano dall’altra parte
dell’Adriatico sotto le insegne della Serenissima e del
Tricolore, hanno portato una ventata d’orgoglio italiano
e veneto nel golfo di Trieste proprio nei giorni del
50° anniversario del ritorno all’Italia del capoluogo
giuliano dopo il giogo slavo-inglese.
«
Sono diventati un po’ il simbolo del nostro istituto
- dice Giuseppe Baschirotto - remare, remare anche controcorrente.
E Dio solo sa quante energie ci abbiamo messo in questo
progetto, quante diffidenze abbiamo dovuto affrontare,
quanti ostacoli superare. E ora pure questa Finanziaria
che taglia i fondi alla ricerca... Ma noi non ci arrendiamo,
andiamo avanti anche grazie all’aiuto di gente come Vittorio
che oggi con il suo amico Enzo ha fatto sentire meno
soli i malati che seguiamo, anche grazie a quello della
Marina militare che dopo averci ospitato sulla Garibaldi
nel ’97, qui a Venezia ci ha regalato la sponsorizzazione
della Vespucci».
Vittorio Orio passa da una stretta di mano a una pacca
sulle spalle, da un microfono a un taccuino: «È stata
dura per colpa del brutto tempo che ci ha fatto anche
rinviare di tre giorni la partenza. Poi, in una mattinata
di mare piatto, siamo partiti nel buio, poco prima dell’alba.
L’importante è che seppur con poco, abbiamo portato
un messaggio grande».
Così grande che anche il capitano di vascello
Mario Billardello, uno che sulla divisa porta tra gli
altri il fregio d’incursore, un uomo d’azione, lascia
da parte la personale soddisfazione di aver assunto proprio
da poche ore il comando della Vespucci per spendersi
in elogi e ammirazione nei confronti dei due gondolieri. «È un
onore, un grande onore averli qui a bordo».
Vogare è soffrire, quando si è in mezzo
mare. «Ma noi - spiega Lizka - abbiamo sempre pensato
ai malati, ai bimbi, ai ragazzi come Mauro».
Oggi a Costozza affidano le loro speranze i piccoli Pietro
e Matteo, veneziani; c’è anche Chiara di Thiene:
hanno una spada di Damocle sulle loro teste, si chiama
atrofia muscolare spinale ed è una delle cinquemila
e passa malattie rare che l’Istituto affronta in campo
aperto.
«
La strada che stiamo seguendo è quella giusta:
da sintomatologica la medicina deve passare a genetica:
questo sarà il passaggio storico - sostiene la
signora Baschirotto -. È a questo che penso quando
guardo quei bambini, quando nei loro occhi ritrovo quelli
del mio Mauro, il suo sorriso, la sua voglia di essere
curato, la sua forza. Mauro è sempre la nostra
luce, sa? Non c’è giorno che passi senza che riveda
il suo sguardo, è una luce che ci accompagna,
che ci illumina sempre».
Nel bacino di San Marco il sole di questo strano autunno
regala nuovi bagliori. Lo splendido veliero è incorniciato
da mille e mille riverberi: per un giorno s’è inchinato
a un’umile gondola.
Dal
"Gazzettino di Vicenza" del 28 ottobre 2004
 L'IMPRESA
Tornati dal giro dell'Istria e dell'Adriatico i due
veneziani che hanno remato per portare contributi
al Centro di Costozza "Mauro Baschirotto"
La gondola ha vinto la sfida per le malattie rare
Vicenza
Una piccola speranza in più per tanti bimbi colpiti
da Atrofia muscolare spinale. Un piccolo incentivo per
il Centro malattie rare di Costozza "Mauro Baschirotto" per
il "progetto Sma". E un nuovo successo personale
per l'instancabile opera di proselitismo di Giuseppe
Baschirotto, anima di questo centro.
La
missione di Vittorio Orio e del suo compagno Enzo Lizska è riuscita. Ieri hanno terminato il raid
in gondola tra Istria e costa del Triveneto. E tutti
i contributi legati a questa impresa e le sponsorizzazioni
finiranno appunto come contributo di solidarietà al
Centro malattie rare e alla Fondazione Bird. Spiega Baschirotto: «Effettueremo
studi e ricerche nell'ambito di quelle malattie che sono
quasi sempre caratterizzate da difficoltà diagnostiche
e terapeutiche a volte insormontabili e atli da imporre
un elevatissimo carico gestionale ed emotivo ai pazienti
e alle loro famiglie».
Ma
ora spazio all'avventura dei due gondolieri. «È stata
dura - ha detto Orio - soprattutto il primo giorno all'uscita
da Pola con mare traversato forza 4/5 e un vento fastidioso
da ovest. Era troppo pericoloso, e abbiamo aspettato.
Quanto il meteo è migliorato abbiamo puntato al
largo di Brioni verso nord. E lì è cominciata
la nebbia».
«Un navigatore straordinario - ha soggiunto il
compagno Liszka- Con solo una piccola bussola è riuscito
a portarci sani e salvi da Pirano a Grado, per quasi
13 miglia, che non si vedeva neppure il ferro della gondola ».
Tutti i protagonisti poi, compreso Baschirotto, sono
saliti sulla nave scuola Amerigo Vespucci: ad attenderli
il comandante Mario Birardello e il presidente del Consiglio
regionale Enrico Cavaliere che ha consegnato loro il
gonfalone simbolo della Regione.
Conclusa
la cerimonia tutti sono stati ospiti, in banchina,
dei gazebi dell'Onaf, che hanno offerto, di concerto
con il Vespucci (il comandante si raccomanda: «Le
navi militari sono tutte di genere maschile») i
profumi e i sapori dei formaggi nazionali.
Ad
Orio un'ultima domanda confidenziale: «Avete
avuto paura?», «In mare no, ma qui sì:
hai mai provato ad attraversare il Canale della Giudecca?
Quello sì che fa paura».
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